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lunedì 18 marzo 2013

rivista - GRAND HOTEL (vetrina)




LA MODA


Il modello sportivo è presentato dal noto attore Paolo Carlini che sfoggia una giacca pied-de-poule in due gradazioni di grigio, unito al colore ultimo grido, il "rubilio". La linea è piuttosto aderente con lunghi spacchi dietro. I pantaloni senza risvolto sono grigio antracite. Cravatta e fodera della giacca di seta color rubilio (mod. Leone di Napoli)



L'AUTO


"Lancia Flaminia" convertibile due posti, di 2458 cc., il cui motore , a 5000 giri, eroga 140 cavalli, imprimendo all'auto la velocità di 191 km. l'ora. Il consumo della "Flaminia" convertibile è di 13 litri per 100 km. Il prezzo è di L. 3.435.000. La tassa di circolazione di L. 106.140

domenica 3 marzo 2013

humour - da GRAND HOTEL

 

rivista - GRAND HOTEL (vetrina)

 



LA MODA
Una moda sempre giovane e spiritosa è quella delle mantelline, che ritroviamo in questo completo graziosissimo dalla gonna affusolata nera e la giacca scozzese rossa, verde cupo e bianca, sormontata da mantella a ruoita foderata completamente di rosso.   Il cappello a basco è tessuto scozzese. (modello Belfe, di Milano)
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L'AUTO
La Ferrari "400 Superamerica" è la più veloce tra le vetture sportive in commercio: consuma 20 litri ogni 100 km., raggiunge la velocità di 300 km. orari.   Dotata di due porte e due posti, carrozzata Pininfarina, monta un motore a 12 cilindri, di 3967 cmc.   Il suo prezzo è di L. 9.500.000.   La tassa di circolazione ammonta a L. 258.300 annue

il personaggio - JANE FONDA

 



Suo padre (il grande attore Henry Fonda) non voleva che ella diventasse attrice: la ostacolò sempre.   Non si arrese nemmeno quando Jane gli dimostrò di essere dotata di splendide virtù artistiche.   Questo fatto ha influito sulla vita di Jane.  La ragazza, per superare il "complesso" del padre, ossia della celebrità del padre, ne ha combinate di tutti i colori, per "non essere la figlia di Henry Fonda".   Studò all'"Actor's Studio" di New York, si trasferì a Parigi per dedicarsi alla pittura, poi rinunciò a questa e per un anno studiò pianoforte.   Delusa, decise di seguire i corsi di lingue e letterature straniere.   Niente.   Recitare era il suo unico pallino. [...] 
"Vi assicuro, è tremendo avere un padre celebre [...]!"

Diesse
("Grand Hotel" - 12 gennaio)

sabato 16 febbraio 2013

I GIOVANI DEGLI ANNI SESSANTA - Conclusione

 
 
 
 

[...] Che i giovani del 1963 siano diversi, per molti aspetti, da quelli di dieci anni prima è nell'ordine normale delle cose. E' mutato il mondo intorno a loro; mutato l'ambiente, il "clima" spirituale, culturale, religioso, morale, politico, economico, sociale in cui essi si muovono; le possibilità di esperienza si sono enormemente dilatate e soprattutto hanno una storia diversa: non potevano i giovani non esserne influenzati.
[...] Pur "scottati" dentro e fuori, o forse appunto per questo, i giovani del '53 avevano a loro modo uno slancio che si traduceva a volta a volta, in tensione etica, rivolta polemica, in dolente ripiegamentoo in sofferto scetticismo. Era, il loro, un mondo un pò confuso e contraddittorio, ma che si muoveva intorno a due ideali o prospettive di vita: una guerra da dimenticare o da recuperare e quindi una pace inquieta da riempire, ed una democrazia da realizzare. Le idee non erano affatto chiare, ma il senso dell'impegno, c'era e ciò li rendeva meno lucidi e consequenziali, meno concreti ed efficienti forse, ma più intensi e coraggiosi. In una parola, più giovani.
Hanno una "passione" i giovani degli anni sessanta? C'è una "passione" che convenzionalmente e almeno esteriormente li caratterizzi? Per gli studenti degli anni quindici c'era, fu l'irredentismo delle dannunziane "radiose" giornate di maggio; per quelli degli anni trentacinque fu l'impero che ritornava "sui colli fatali di Roma"; negli anni quaranta furono Nizza e la Corsica, la Dalmazia e l'"ordine nuovo" da instaurare nel "vecchio mondo diventato scemo"; anche i giovani degli anni cinquanta hanno avuto le loro "passioni": c'era Trieste, c'era la Comunità europea di difesa, c'era ancora la polemica fra fascismo e antifascismo. Quanto è lontano tutto ciò! Sono finiti nell'armamentario dei ferri vecchi la guerra igiene del mondo e la bella morte, il mal d'Africa e il ricordo di Adua, il nazionalismo e l'imperialismo, il disdegno della vita comoda e la polemica antiborghese, la retorica di Roma e il nostro primato, e la contemporanea costante opprimente consapevolezza di essere un popolo di affamati, di emigranti. (questa del '63) E' la prima generazione che non si presenti inalberando il gran pavese dei "forti ideali!"
[…] non sanno più che cosa sia la realtà effettiva e sociale della fame, la loro casa non conserva il sapore amaro della disoccupazione, della sottoccupazione; sono (trascorsi) 18 anni di una pace “miracolata” da un progresso economico goduto come se fosse un'esperienza di sempre. Quanto è costata? Quanto costa? La guerra e la Resistenza sono, per loro, esperienza letteraria se non addirittura libresca.
[…] Sono radicati alla famiglia: una famiglia nuova, meno larga nelle dimensioni, meno autoritaria, ma non meno intima e sentita della vecchia. […] nell'ambito di una prospettiva comunitaria, che la scuola non ha ma che potrebbe benissimo avere, collaborerebbero senza disagio con i docenti; in mancanza, la scuola è, per la maggioranza di loro, un peso che è necessario sopportare per arrivare al risultato pratico: il diploma.
Hanno un senso concreto dello Stato e dei suoi larghi doveri di intervento, preventivo più che repressivo. Hanno una certa fiducia nella giustizia terrena, nel metodo democratico. Hanno l'animo libero da pregiudiziali religiose e antireligiose.
Hanno interessi politici. Ma sono, questi, interessi che non trovano rispondenza negli schemi delle vecchie ideologie e dei vecchi partiti: non vogliono sentir parlare di classi, non leggono giornali di partito. […] Se guardassimo con le formule e i metri correnti, questi nostri giovani deideologizzati dovremmo collocarli a destra. Giovani inseriti, privi di fermenti di rivolta [...]: giovani protetti e sterilizzati, piuttosto poveri di ricordi e di fantasia, miranti allo stipendio, alla sicurezza e alla pensione più che al successo e alle ricchezze; “vecchi”; infastiditi verso la generazione dei padri […]. Sarebbe probabilmente la prima volta, nella storia generazionale del paese, che una generazione colta nelle sue aspirazioni giovanili deve essere collocata alla destra: Benedetto Croce, per spiegare i suoi trascorsi socialisti, diceva che il “rosso” è la scarlattina che ogni giovane è costretto ad attraversare, ma questa gioventù sembra che l'abbia saltata la scarlattina.
[…] Sono i figli del nostro tempo, delle nostre crisi, della nostra società. […] In fondo, sono i figlioli che noi abbiamo voluto, noi che ostentiamo ideali in cui in fondo non crediamo e in realtà miriamo ai beni di consumo: ora che li abbiamo questi figlioli, li guardiamo con stupore. E ci spaventano un poco, per questo loro accettare la società di cui sono l'espressione. Tutti i sistemi sociali impostati sul “sicurismo”, sul welfare state, sulla sproletarizzazione crescente, allevano una gioventù di questo tipo, tranquilla, volta alle soddisfazioni tangibili e perciò pericolosamente disponibile, divorabile dalla tecnica, strumentalizzabile; ma da noi la questione s'aggrava perchè l'Italia è “sicurismo” solo a metà, perchè c'è l'altra Italia, quella 'africana', nei confronti della quale, gli studenti del triangolo industriale tendono a crearsi una mentalità di tipo neocolonialista. Per il momento non sembra che l'idea di unità europea – che può essere o diventare la “passione” dei giovani degli anni sessanta – si presenti come soluzione o via di superamento di questi limiti e di queste contraddizioni.
Se non temessimo di banalizzare un concetto […], definiremmo questi i giovani delle 3 m: un mestiere sicuro che non costi troppi sacrifici […]; una macchina che testimoni del gusto per il confort e del raggiunto benessere […]; una moglie da amare sinceramente e senza troppe complicazioni […].

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"I GIOVANI DEGLI ANNI SESSANTA" di Ugoberto Alfassio-Grimaldi e Italo Bertoni (Laterza, 1964)
 
 
 

martedì 12 febbraio 2013

il personaggio - FRANCA RAME




Franca Rame conobbe Dario Fo quando lavoravano insieme nella Compagnia di riviste delle sorelle Nava. Da allora ha fatto con lui coppia fissa nel mondo teatrale....... Franca è nata ... da una famiglia di attori girovaghi. Ha calcato il palcoscenico fin da bambina, ma ciò non le ha impedito di frequentare regolarmente la scuola fino al liceo......

("Grand Hotel" - 26 ottobre)